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Caduta nel ristorante o in altro locale: spetta il risarcimento?

Bar, negozi, cinema, supermercati: se il cliente è distratto non può ottenere il risarcimento dei danni per la scivolata sul pavimento bagnato e unto.

«Il cliente ha sempre ragione», tranne se cade per colpa di una chiazza d’acqua o su qualche altro oggetto scivoloso ben visibile sul pavimento del locale: infatti, tanto più è evidente il pericolo, tanto meno possibilità ci saranno per il malcapitato di ottenere il risarcimento del danno. È questa la sintesi dell’orientamento cui è ormai pervenuta la giurisprudenza e, da ultimo, ribadita da una recente sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila.

Come ogni custode, anche il proprietario del locale – sia esso un negozio, un ristorante, un cinema, un supermercato, un hotel, ecc. – risponde, in linea generale, di tutti i danni procurati a terzi dai beni posti sotto la propria vigilanza. Egli deve cioè fare in modo che il bene (un pavimento, una scalinata, una vetrata, ecc.) non presenti fonti di pericolo tali da danneggiare eventuali avventori: questo, ad esempio, vale per un pavimento scivoloso su cui è stata passata la cera, senza il cartello con l’avviso al pubblico; o ancora per una foglia di lattuga vicino il banco dei prodotti ortofrutticoli nel supermercato; o per un gradino traballante sulla scalinata di un ristorante, ecc. In tutti questi casi, chi cade e si fa male può invocare la cosiddetta responsabilità oggettiva del titolare del locale e, quindi, pretendere il risarcimento del danno.

 

Il cliente deve stare attento: Il principio appena esposto è, però, di carattere generale e conosce una eccezione (di portata, peraltro, piuttosto ampia): il custode del bene non è responsabile se l’evento (la caduta) si è verificato per “caso fortuito”. Ora, non c’è bisogno di pensare necessariamente a un terremoto per fare un esempio di “caso fortuito”. Tale è anche una condotta distratta dell’avventore. Chi cammina con i propri piedi non può certo affidarsi alla responsabilità altrui se il danno poteva da lui essere evitato con un minimo di prudenza e attenzione. Questo non significa, di certo, avere gli occhi sempre puntati sul pavimento, ma neanche procedere con lo sguardo alle nuvole. Una giusta via di mezzo prevede che, tutte le volte in cui il pericolo è facilmente visibile o prevedibile, allora il risarcimento deve essere negato. Ci sono, poi, le vie di mezzo in cui si può anche configurare il concorso di colpa tra i due soggetti, magari quando un po’ di prudenza in più avrebbe quantomeno ridotto il danno.

Un esempio di condotta disattente del danneggiato: episodio che ha dato luogo alla controversia  verificatosi all’interno di un ristorante-pizzeria, dove un gruppo di persone stava cenando. Uno dei commensali, alzatosi per fumare, scivolava su una grande chiazza di acqua e grasso formatasi sotto un condizionatore. La sua richiesta di risarcimento, tuttavia, veniva negata sia in primo che in secondo grado. Secondo i giudici, infatti, la chiazza era visibile e dunque la caduta era “ben prevedibile ed evitabile dall’attore con l’uso della ordinaria diligenza.   Il comportamento colposo del danneggiato può – secondo un ordine crescente di gravità – configuarare un concorso di colpa, oppure addirittura giungere ad escludere del tutto la responsabilità del custode. E nel caso di specie, la disattenzione e la superficialità della condotta mostrata dal cliente del ristorante – che ha percorso quel tratto del corridoio nonostante la chiazza di olio fosse chiaramente visibile – è tale da escludere ogni responsabilità del ristoratore.   Volendo sintetizzare, possiamo dire che tanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione delle normali cautele da parte del danneggiato, tanto più la responsabilità della caduta è imputabile al comportamento imprudente del danneggiato.

 

 

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