Diritti e Doveri Coniugali

Diritti e doveri reciproci dei coniugi

Dispositivo dell’art. 143 Codice Civile

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri [151, 160,316; 29, 30 Cost.].
Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale [146], alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione [107, 146; 570 c.p.] (1).
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze (2) e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo (3), a contribuire ai bisogni della famiglia [146, 186, 193] (4).

Fonti → Codice Civile → LIBRO PRIMO – Delle persone e della famiglia → Titolo VI – Del matrimonio (artt. 79-230) → Capo IV – Dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio

Note
(1) Il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono i medesimi obblighi. I doveri elencati per un coniuge nel presente articolo diventano diritti per l’altro: così, la fedeltà è l’astenersi reciprocamente da relazioni sentimentali con altri soggetti; l’assistenza reciproca implica il soddisfacimento materiale e morale delle esigenze del coniuge; la coabitazione è la convivenza durevole presso la stessa residenza (e non presso il domicilio, che – secondo quanto detto sub art. 43 del c.c. – ha una connotazione relativa maggiormente alla professione, agli affari ed agli interessi del soggetto).
(2) Il contributo del coniuge è da intendersi in senso ampio, comprensivo tanto dei redditi guadagnati, quanto del patrimonio costituito, conservato e via via accumulato.
(3) La capacità di lavoro è da intendersi in senso solidaristico nell’ottica della pari contribuzione per i bisogni comuni, in maniera reciproca e non determinabile inizialmente; così andranno parificati il lavoro professionale ed il lavoro casalingo di chi, pur non producendo direttamente il reddito, provveda a tutte la faccende domestiche.
(4) La contribuzione è sempre nell’interesse collettivo della famiglia, e non esclusivo dell’altro coniuge, cui invece si riferisce il reciproco mantenimento; si è parlato infatti (Falzea, Trabucchi) di “consorzio familiare” come riflesso del nuovo regime comunitario della famiglia, in contrapposizione con la precedente impostazione che vedeva una autorità (il capofamiglia, appunto) che comandava e provvedeva.

FONTE

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentiti libero di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *