La circonvenzione di incapace

La circonvenzione di incapace è un reato previsto dall’art. 643 c.p. e si definisce nel momento in cui “chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso”. 

La circonvenzione d’incapace è inquadrata dal codice tra i reati contro il patrimonio e il delitto è punito con la reclusione da due a sei anni e con il pagamento di una multa.

Secondo la giurisprudenza, la violenza in tale reato si definisce come “un atteggiamento di intimidazione del soggetto passivo, in grado di eliminare o ridurre la sua capacità di determinarsi, condizionando la sua già ridotta capacità di agire secondo la propria volontà indipendente” (Cass. Pen. n. 35528/2008).

Vi sono essenzialmente tre categorie di incapaci: i minori, gli infermi di mente e chi si trova in stato di deficienza psichica.

Perché sussista l’elemento materiale del delitto di circonvenzione di incapace, devono esistere:

– una minorata condizione di autodeterminazione della vittima in merito ai suoi interessi;

– l’induzione a compiere un atto che comporti, per il soggetto passivo, effetti giuridici dannosi di qualsiasi natura;

– l’abuso dello stato di incapacità in cui si trova il soggetto passivo, da parte dell’agente che, conscio di tale vulnerabilità o debolezza, cerchi di sfruttarla per procurare a sé o ad altri un profitto.

In particolare, in merito al primo punto preso in considerazione, affinché possa configurarsi il reatonon è necessario che il soggetto passivo versi in stato di incapacità di intendere e di volere, poiché risulta sufficiente “anche una minorata capacità psichica, con compromissione del potere di critica ed indebolimento di quello volitivo” (ad esempio in ragione dell’età avanzata o di altri fattori non patologici), tale che chiunque possa abusarne per raggiungere i propri fini illeciti (Cass. n. 28907/2014; Cass. n. 3209/2014; Cass. n. 6971/2011).

Qualsiasi pressione morale o attività di sollecitazione volta al raggiungimento di un determinato scopo (atto dannoso) da parte dell’agente e in grado di far prestare il consenso da parte del soggetto passivo, costituirà dunque l’elemento fondamentale per la definizione di tale reato (Cass. n. 31320/2008).

La nozione di “atto” derivante dall’art. 643 c.p. è piuttosto ampia e comprende documenti, contratti, dichiarazioni e/o comportamenti riconducibili ad una manifestazione di volontà e/o di conoscenza da parte del circonvenuto, suscettibili di produrre effetti giuridici dannosi.

Ai fini della sussistenza del delitto di circonvenzione di incapace è necessaria la coscienza e la volontà di abusare dello stato di incapacità in cui versa il soggetto passivo. Occorre cioè il “dolo specifico di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto di carattere non necessariamente patrimoniale, ed è sufficiente che si ingeneri un pericolo di pregiudizio per il soggetto passivo, atteso che trattasi di reato di pericolo” (Cass. n. 48537/2004).

Il reato di circonvenzione d’incapace è procedibile d’ufficio e tutti gli atti stipulati dalla vittima, frutto di tale reato, sono nulli.

Diventa dunque fondamentale, in tali circostanze, rivolgersi alle Autorità competenti e ai servizi di investigazione privata.
La CSZ Investigazioni possiede tutti i mezzi e le risorse necessarie per la raccolta di prove utili e utilizzabili in sede giudiziaria, nel massimo rispetto della privacy.

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