divorzio

Non vuole figli e lo tiene per sé: matrimonio annullato

Matrimonio nullo, riserva mentale sulla procreazione e sulla indissolubilità del matrimonio: è necessario che la reale intenzione dell’altro coniuge sia rimasta nella sua sfera psichica e non sia mai stata manifestata.   Non basta affermare a uno dei due coniugi che l’altro non abbia voluto figli dal matrimonio, per ottenere, anche dallo Stato italiano, la nullità delle nozze (già dichiarata dal tribunale ecclesiastico): è necessario anche che tale riserva mentale non gli sia mai stata rivelata, sicché egli, prima rimasto all’oscuro di ciò, una volta scoperta la vera volontà dell’altro, possa ricominciare una nuova vita con una persona diversa. Insomma, solo chi non era in grado di sapere le reali propensioni del coniuge, contrarie alla procreazione, può chiedere l’annullamento del matrimonio.   Secondo la Cassazione, la nullità potrebbe essere richiesta anche dopo numerosi anni dal fatidico “sì” (in un caso giudiziario venne accolto il ricorso dopo ben 14 anni): l’importante è che la riserva mentale del coniuge non sia conosciuta dall’altro o comunque conoscibile sulla base dei comportamenti concreti.   La riserva mentale che conduce all’annullamento del matrimonio può riguardare:

– l’indissolubilità del matrimonio (sicché lo/a sposo/a ritenga, già da principio, che il vincolo non sarà “per sempre”);

– la volontà della procreazione (sicché lo/a sposo/a non voglia avere figli).

È necessario, però, che tale riserva sia rimasta nella sfera psichica del suo autore e non sia stata conosciuta dall’altro: diversamente quest’ultimo non potrebbe dopo dolersi della scelta fatta in modo consapevole e cosciente, nonostante le “particolari” riserve del futuro coniuge.

 

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