formazione

Normative sui corsi per investigatore privato

Leggiamo da più parti che ancora oggi, dopo quasi 3 anni e quando manca poco allo scadere dell’adeguamento-perfezionamento di cui al D.M. 269/2010 (marzo 2014), c’è ancora chi ha dubbi e perplessità sulla liceità dei corsi di perfezionamento erogati da varie organizzazioni-associazioni di categoria.
Invero questa confusione è stata generata anche dal fatto che i corsi di perfezionamento, secondo la legislazione universitaria, sono corsi post laurea (così come i master), accessibili quindi a chi ha almeno una laurea triennale, quindi non ai diplomati.
Ricordiamo che il D.M. 269\2010 è legge nuova e come tutti gli impianti normativi è “perfettibile”, cioè suscettibile di future modifiche (che sono state previste).
La normativa di riferimento è la LEGGE 19 novembre 1990, n. 341.
Come ogni legge italiana, poi, è soggetta ad una miriade di interpretazioni e mai si chiarisce-definisce un preciso controllo dei dettami normativi; nei nostri studi leggiamo Corsi di Perfezionamento e Aggiornamento Professionale, Corsi di Formazione Permanente e Ricorrente, Corsi di Perfezionamento e di Alta Formazione, Corsi di Formazione post universitari, insomma, come spesso accade nel bel paese, ogni sagrestia canta la sua omelia.
Da varie ricerche web (tra esse molto utile è quella pubblicata dall’Università di Camerino o quella di Macerata), abbiamo cercato di far luce su questo “spinoso” problema… rilevando quanto segue:

A) Corsi di Alta Formazione

I corsi di alta formazione sono pensati per lavoratori dipendenti e autonomi che desiderino approfondire ad alto livello le competenze in ambiti specialistici legati alla propria attività. I corsi sono articolati in modo da venire incontro alle esigenze didattiche e organizzative di chi è impegnato nel mondo del lavoro: di qui un’offerta di corsi dotati di particolare flessibilità nelle modalità formative (suddivise tra didattica frontale e lavoro individuale) e nella personalizzazione dell’insegnamento. Per l’ammissione è necessario almeno il diploma di scuola superiore.

B) Corsi di Perfezionamento

I corsi di perfezionamento hanno l’obiettivo di approfondire un ambito disciplinare, secondo modalità, requisiti, durata stabilite dall’Università per ogni singolo corso. I corsi possono prevedere attività formative per un massimo di 300 ore (lo standard medio varia tra le 80 e le 160 ore), corrispondenti a 12 CFU (crediti formativi universitari), possono avere durata non superiore ad un anno e sono rivolti a coloro che sono in possesso di titolo di studio di livello universitario (art. 16, DPR 162/82). La frequenza ai Corsi di perfezionamento è obbligatoria e si conclude con il rilascio di un attestato eventualmente corredato dall’attribuzione di crediti universitari. I corsi di perfezionamento e di aggiornamento professionale sono aperti a coloro che siano in possesso dei seguenti titoli universitari: diploma universitario, laurea, laurea specialistica/magistrale. Possono inoltre essere aperti a coloro che sono in possesso di diploma di istruzione di secondo grado e che hanno maturato esperienze professionali ritenute congrue agli scopi del corso (come per i titolari di licenza ex art. 134 Tulps).
L’iscrizione ai Corsi di Perfezionamento non è incompatibile con la contemporanea iscrizione a corsi di laurea, laurea specialistica/magistrale, master, dottorati di ricerca, corsi di specializzazione. È possibile frequentare più corsi di perfezionamento contemporaneamente. I corsi possono essere ad iscrizione diretta oppure con prova di selezione: le diverse modalità sono specificate nell’avviso di ammissione relativo al corso prescelto. Al termine del corso, agli studenti che abbiano frequentato rispettando gli obblighi previsti dall’avviso di ammissione viene rilasciato un attestato di partecipazione-frequenza.
Tutti i corsi di perfezionamento istituibili presso le università si configurano nelle seguenti tipologie alla conclusione dei quali vengono rilasciati attestati di frequenza:

A) Corsi istituiti ai fini di un arricchimento ed approfondimento culturale;
B) Corsi istituiti ai fini di un adeguamento delle conoscenze dei laureati in relazione alla evoluzione delle metodologie e delle acquisizioni scientifiche;
C) Corsi istituiti ai fini dell’addestramento a metodiche strumentali finalizzate all’apprendimento di tecniche operative innovative utilizzabili nelle attività professionali;
D) Corsi istituiti ai fini del perfezionamento scientifico e dell’alta formazione permanente e ricorrente.

LEGGE 19 novembre 1990, n. 341
Riforma degli ordinamenti didattici universitari Art. 6. Formazione finalizzata e servizi didattici integrativi.

comma 2. (*) Le università possono inoltre attivare, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili nel proprio bilancio e con esclusione di qualsiasi onere aggiuntivo a carico del bilancio dello Stato:

lettera c) corsi di perfezionamento e aggiornamento professionale.

comma 4. I criteri e le modalità di svolgimento dei corsi e delle attività formative, ad eccezione di quelle previste dalla lettera c) del comma 1, sono deliberati dalle strutture didattiche e scientifiche, secondo le norme stabilite nel regolamento di cui all’articolo 11.

art. 11. Autonomia didattica.

1. L’ordinamento degli studi dei corsi di cui all’articolo 1, nonché dei corsi e delle attività formative di cui all’articolo 6, comma 2 (*), è disciplinato, per ciascun ateneo, da un regolamento degli ordinamenti didattici, denominato “regolamento didattico di ateneo”. Il regolamento è deliberato dal senato accademico, su proposta delle strutture didattiche, ed è inviato al Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica per l’approvazione. Il Ministro, sentito il CUN, approva il regolamento entro 180 giorni dal ricevimento, decorsi i quali senza che il Ministro si sia pronunciato il regolamento si intende approvato. Il regolamento e` emanato con decreto del rettore.

2. I consigli delle strutture didattiche determinano, con apposito regolamento, in conformità al regolamento didattico di ateneo e nel rispetto della libertà di insegnamento, l’articolazione dei corsi di diploma universitario e di laurea, dei corsi di specializzazione e di dottorato di ricerca, i piani di studio con relativi insegnamenti fondamentali obbligatori, i moduli didattici, la tipologia delle forme didattiche, ivi comprese quelle dell’insegnamento a distanza, le forme di tutorato, le prove di valutazione della preparazione degli studenti e la composizione delle relative commissioni, le modalità degli obblighi di frequenza anche in riferimento alla condizione degli studenti lavoratori, i limiti delle possibilità di iscrizione ai fuori corso, fatta salva la posizione dello studente lavoratore, gli insegnamenti utilizzabili per il conseguimento di diplomi, nonché la propedeuticità degli insegnamenti stessi, le attività di laboratorio, pratiche e di tirocinio e l’introduzione di un sistema di crediti didattici finalizzati al riconoscimento dei corsi seguiti con esito positivo, ferma restando l’obbligatorietà di quanto previsto dall’articolo 9, comma 2, lettera d).

3. Nell’ambito del piano di sviluppo dell’università, tenuto anche conto delle proposte delle università, deliberate dagli organi competenti, può essere previsto il sostegno finanziario ad iniziative di istruzione universitaria a distanza attuate dalle università anche in forma consortile con il concorso di altri enti pubblici e privati, nonché a programmi e a strutture nazionali di ricerca relativi al medesimo settore. Tali strutture possono essere costituite con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica di concerto con il Ministro del tesoro.

C) Master di I^ livello e Master di II^ livello

Per accedere ai Master di primo livello è sufficiente aver conseguito la Laurea di primo livello oppure altro titolo universitario di durata almeno triennale, conseguito secondo gli ordinamenti previgenti il D.M. 509/1999 (vecchio ordinamento), equiparato alla Laurea di primo livello ai sensi della normativa vigente. Per accedere, invece, ai Master di secondo livello è necessario aver conseguito la Laurea Magistrale/Specialistica oppure la Laurea conseguita secondo gli ordinamenti previgenti il D.M. 509/1999. I Master di primo livello sono classificati, nel “Quadro dei Titoli Italiani”, come titoli di secondo ciclo, mentre i Master di secondo livello sono titoli del terzo ciclo.

Insomma, da questa disamina, appare evidente che l’autonomia universitaria permette delle rilevanti eccezioni attraverso deroghe ai regolamenti rettoriali (che sono legge) stabiliti quasi sempre dalle decisioni scaturite nel Senato Accademico.
Nel caso specifico – quello degli Investigatori Privati – andrebbe anche applicata la sacrosanta acquisizione di esperienze maturate sul campo e comunque la considerazione che un rappresentante provinciale del Governo (Prefetto), nel concedere licenza, ritiene acquisiti una serie di requisiti (scusate il gioco di parole) ed una maturata esperienza professionale che – successivamente – dovrà appunto essere integrata-perfezionata da un percorso formativo ad hoc.
D’altronde ai dubbi di “pochi scettici” aveva già riposto il Ministero dell’Interno lasciando intendere che non era possibile intervenire nelle leggi previste dagli atenei in quanto di competenza, eventualmente, del Miur: in pratica è come se il Miur attraverso i rettori mettesse bocca su decreti emanati dal Ministro dell’Interno. inconcepibile !

Tuttavia anche noi abbiamo storto il naso quando si parlava di perfezionamento per diplomati, bastava che nel decreto ministeriale interessato si parlasse di corsi di formazione permenente e ricorrente o corsi di alta formazione e tutto questo non sarebbe successo.
Ma tant’è, il D.M. 269/2010 ha fatto il suo corso, e vivaddio è la legge dei nostri figli perchè permetterà a questi ultimi di confrontarsi con gente che prima di acquisire una licenza prefettizia, studia 3 anni, fa esperienza per 3 anni e chiude il ciclo con un perfezionamento finale.
Finisce così “l’era dell’amico del cugino dell’amico” che dopo due mesi di collaborazione in un’agenzia investigativa, grazie ad interpretazione discrezionale e non a specifici requisiti formativi e tecnici, diventava investigatore privato. La vecchia possibilità ha immesso sul mercato anche avventizi, avventurieri e una serie cospicua di raccomandati che hanno “strapazzato” questa professione in malomodo e oggi ne stiamo pagando le conseguenze (insieme a questa crisi che non trova soluzione).

Come sempre, in relazione alla suddetta analisi, ci farebbe piacere ricevere ogni altra utile notizia integrativa, ricerca o quant’altro necessario a chiarire ancor di più l’argomento.

Fonte: scienzeinvestigazioniprivate

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