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Shopping compulsivo causa l’addebito nella separazione

La prima sezione del Tribunale di Roma, con sentenza del 9.04.2013 n. 7524, ha accolto l’ istanza di un marito esasperato ed ha pronunciato sentenza di separazione con addebito alla moglie, ritenuta rea di spese fatte esclusivamente per esigenze personali.

La signora ha utilizzato non solo tutto il reddito personale da lavoro dipendente, ma ha anche largamente attinto al risparmio del marito, depositato su conto bancario dove risultava radicato il bancomat di cui poteva largamente disporre, utilizzando i pagamenti per l’acquisto di capi di vestiario personali, profumi e beni voluttuari di vario genere.

L’inviperito marito ha esibito la documentazione bancaria di ben tre anni a prova dei pagamenti fatti dal coniuge, sempre relativi a spese personali. Mai per l’acquisto di beni per la casa o per i due figli della coppia e men che mai per un regalo al marito, fosse pure della classica cravatta.

La signora per tale motivo è stata “stangata” e stigmatizzata dalla Corte di merito romana, che nelle motivazioni ha chiosato: “Nell’estratto conto della signora, dal 2006 al 2009, risultano in modo quasi giornaliero spese per articoli di profumeria o di abbigliamento o verisimilmente legate alle esigenze di una donna e non risultano affatto esborsi ( ad esempio supermercato ) legati ad esigenze di mantenimento della famiglia e dei due figli”

Tale comportamento, ritenuto lesivo dell’economia familiare, si è protratto per anni, nel corso dei quali, come ha annotato il giudice, il marito si è “sobbarcato da solo ogni spesa del menage, comportamento che ha finito con minare l’unione”.

La signora non è comparsa in giudizio, né ha tentato di replicare alle colpe addebitatele dal marito. Non vi sono elementi quindi per stabilire se il tenore di vita familiare fosse tale da giustificare, almeno in parte, la sua…smania spendereccia. Si può unicamente osservare a tal proposito che di certo l’economia familiare non era tale da far sorgere preoccupazioni circa il pagamento di bollette, mutui e fornitori. Anzi il tenore di vita della famiglia era tale da consentirle per anni di spendere “allegramente” ed ad uso esclusivamente personale non solo i suoi emolumenti personali, ma di attingere anche al conto bancario del coniuge sul quale poteva operare.

Questa vicenda, da noi trattata con toni di certa leggerezza, un insegnamento lo può dare a chi purtroppo vive in situazioni che possono portare ad una separazione dei coniugi: è sempre opportuno comparire in giudizio per controbattere le tesi ed le richieste della controparte.

La peggiore scelta è quella di restare contumace.Il giudice invece non può che maturare il proprio convincimento sulla scorta di quanto prodotto e provato in giudizio dalle parti e pertanto la contumacia può riservare amare sorprese, perché la bilancia della giustizia finisce con il pendere dalla parte che meglio si è difesa.

 

Fonte dirittoefamiglia.it

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