tradimento

Si può divorziare per delle email?

Le semplici email, se non contestate in modo specifico, servono per dimostrare il tradimento.

Le email inviate al presunto amante possono giustificare una domanda di divorzio con addebito. Non serve la prova della consumazione di un atto sessuale, ossia del tradimento anche “fisico”. È sufficiente il testo contenuto all’interno della posta elettronica “semplice” per smascherare il tradimento del coniuge. È questo il chiarimento offerto da una interessante sentenza della Cassazione di due giorni fa [1]che avverte: si può divorziare per delle email. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione.

Ci sono tre nodi da sciogliere quando il coniuge scopre delle email compromettenti inviate dall’altro: è sufficiente il solo testo di scrittura per dimostrare il tradimento, oppure è anche necessario che, al dato letterale, si accompagni anche quello materiale, ossia che le due persone abbiano effettivamente in corso (o abbiano già consumato) una relazione extraconiugale? E poi: l’email semplice (spedita cioè da un account normale e non di posta elettronica certificata) può essere considerata prova nel processo civile? C’è poi un ultima questione da affrontare: che succede se si accede all’email del coniuge? Si viola la privacy altrui? È reato? La risposta a questi tre quesiti influenzerà la soluzione al quesito principale: si può divorziale per delle email? Ricorreremo a un esempio per rendere il discorso ancora più semplice.

Il rapporto platonico è tradimento?

Immaginiamo che un uomo scopra, sul computer di famiglia, alcune email spedite dalla moglie qualche mese prima a un’altra persona. Il tenore delle conversazioni è chiaro: tra i due si fa riferimento a una forte attrazione fisica e alla volontà di vedersi per consumare un rapporto passionale. Insomma, non ci sono dubbi: è in atto un tradimento. Il marito decide così di chiedere la separazione con addebito. Poiché però lei è disoccupata, teme che tale condanna possa precluderle l’assegno di mantenimento. Così prova a difendersi sostenendo innanzitutto che si tratta di email inviate per gioco: in verità, mancano all’appello le precedenti conversazioni ove era chiara la finzione. Del resto – sottolinea la donna – non c’è alcuna prova che i due si siano mai visti e abbiano effettivamente avuto rapporti. Da ciò non si può neanche trarre la prova del tradimento. Insomma, è tutto uno scherzo e spetta al marito dimostrare il contrario. La difesa della donna, poi, si fonda su un altro aspetto: le email ordinarie non sono considerate, dal nostro ordinamento, una prova documentale e, pertanto, anche se portate sul banco del giudice, non hanno alcun valore. Chi dei due ha ragione?

Cerchiamo di sciogliere la matassa, partendo da una precisazione. Ha ragione la moglie nel dire che le email tradizionali non hanno valore documentale se contestate dalla parte contro la quale sono prodotte. A prevederlo è lo stesso codice di procedura civile [2]; la legge salva solo le email di posta elettronica certificata (Pec), le quali invece sono equiparate alle raccomandate a.r. (ma chi manderebbe mai una Pec al proprio amante?). Tuttavia, non basta una generica contestazione per togliere all’email inviata all’amante il valore di prova: secondo la Cassazione – che sul punto è ormai costante da anni – la contestazione deve essere motivata, concreta, specifica e giustificare le ragioni per cui l’email semplice potrebbe non essere genuina. E, di certo, la sola dichiarazione che l’invio del messaggio di posta elettronica è frutto di un gioco non è sufficiente a salvare il coniuge dall’accusa di tradimento. Dunque, basta la semplice email per dimostrare l’infedeltà, al di là della dimostrazione di un effettivo “incontro fisico”: essa funge un po’ da “confessione”, in quanto proveniente proprio dal soggetto colpevole. Del resto, la giurisprudenza è sempre stata dell’idea che, nel concetto di tradimento, vada inclusa anche la relazione platonica, quella cioè che, pur in assenza della consumazione di un rapporto sessuale, dimostri inequivocabilmente un coinvolgimento emotivo. L’obbligo di fedeltà non è solo materiale e carnale, ma è anche – e soprattutto – affettivo e rivolto al rispetto dell’altro.

Il succo della decisione è che si può divorziare per delle email semplici, benché genericamente contestate e in assenza di altre prove a corroborare il sospetto di infedeltà. Ultima questione fondamentale: leggere l’email del coniuge, e magari stamparla per portarla in tribunale, è lecito o costituisce reato?

La CSZ Investigazioni grazie  ai suoi operatori è in grado di chiarire e trovare ulteriori prove da poter presentare in giudizio relative a questa tematica.

FONTE 

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