divorzio

«Voglio 8000mila euro, subito!» Costringe l’amante a mantenerlo, nei guai un napoletano

Il giudice non ha creduto al loro amore, e così ha condannato il “gigolò” stabiese. Anche la donna ha denunciato l’uomo

CASTELLAMARE DI STABIA. Il giudice non ha creduto al loro amore, e così ha condannato il “gigolò” stabiese. Inutile la lettera con cui Maria (usiamo un nome di fantasia per tutelare la privacy della protagonista) scagionava il suo amante dall’accusa di circonvenzione d’incapace e chiedeva ai suoi fratelli: «Che volete da noi? Che colpa abbiamo? E’ forse una colpa amarsi? ». Inutile perché il giudice non ha creduto che quell’amore fosse puro e incondizionato, quanto piuttosto condizionato dall’interesse di lui (46enne con il vizio del gioco) agli averi di lei (più grande d’età, mai sposata, senza particolari trascorsi sentimentali e una certa fragilità psicologica).

Due anni e mezzo di reclusione, 500 euro di multa e circa 15mila euro da sborsare tra le spese legali e la provvisionale che lui dovrà versare all’ex amante. E’ questo il verdetto emesso dal giudice monocratico Ernesto Anastasio del Tribunale di Torre Annunziata nei confronti di V.B., assistito dall’avvocato Olga Coda. Il pm aveva chiesto due anni e otto mesi. Ora bisognerà attendere novanta giorni per conoscere le motivazioni del giudice e capire quali siano stati gli elementi che lo hanno portato ad accogliere la tesi dei parenti della donna. Erano stati loro, infatti, a denunciare V.B. quando avevano visto che sul conto corrente della donna c’erano sempre più spesso ammanchi. Nel 2003 i due si erano messi insieme ed era stata lei a pagare cene e vacanze, fare regali e intervenire economicamente quando il vizio del gioco faceva sentire i suoi effetti sulle tasche (mai piene) dell’amante. Dall’altro canto lui la ripagava con la compagnia e le sue arti amatorie, attenzioni a cui Maria non era abituata. Lei lo ha difeso nel corso del processo, sia quando ha testimoniato sia con una lettera rivolta ai suoi parenti a cui chiedeva di ritirare la querela sporta nei confronti del suo amato.

«Tra gli amanti, scriveva la signora- ci si chiede chi possiede di più? Ma è forse amore una carta di credito a cui ognuno dei due attinge quando vuole? No!!! Nell’amore si mette tutto in comune: mente, corpo e anima». Secondo i parenti di Maria, però, lei ci aveva messo anche troppo, essendo arrivata anche a intestare un’automobile all’uomo. Non una macchina di lusso, certo, ma comunque una Fiat Panda che per chi non ha arte, né parte (e anche il vizio del gioco) era un obiettivo irraggiungibile senza un aiutino esterno. E poi V.B. non era nuovo a storie di questo tipo: già in passato era finito a processo con l’accusa di avere sfruttato economicamente la storia sentimentale che lo legava a un’altra donna, anche in quel caso più grande d’età e non particolarmente avvenente. Quella volta, però, era stata la donna a denunciarlo per estorsione perché – lei raccontò- V.B. l’avrebbe costretta a staccare assegni postali per ottomila euro. Anche allora in ballo c’erano debiti e vizio del gioco, ma poi venne assolto.
L’altra donna era ben consapevole di quel che stava facendo. Lo ha deciso un giudice: circonvenzione d’incapace. I due amanti intanto si sono lasciati.

 

 

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