frode

Voleva 251 mila euro dall’assicurazione alpinista di Abano condannato

In carrozzina da sei anni per un incidente in montagna: d’accordo con l’amico ha tentato la frode

ABANO TERME. L’improvvisa caduta, un trauma vertebro-midollare che lo ha ridotto a una vita da paraplegico in carrozzina e l’escursione in montagna si è trasformata in un’avventura dalle conseguenze drammatiche per Christian Seneca, oggi 42 anni, informatico di Abano Terme anche se attualmente risiede a Campitello di Fassa in Trentino.

Nessuna copertura assicurativa per quell’incidente avvenuto il 24 agosto 2011 durante un’arrampicata di free-climbing in località Città dei Sassi sul gruppo Sella, tra i Comuni di Canazei e Selva di Val Gardena.

Eppure lo scalatore padovano aveva tentato di incassare lo stesso il valore della polizza di ben 251 mila euro (polizza che escludeva sport pericolosi come l’alpinismo con scalate di difficoltà superiori al terzo grado e l’arrampicata libera cioè il free-climbing) sostenendo di essere scivolato da un sasso.

Una versione confermata dall’amico-guida alpina che lo accompagnava Renato Bonanno, 42 anni, di Campitello di Fassa. Tutto falso. Ieri nei confronti di entrambi è arrivata la condanna per concorso in frode assicurativa.

Il giudice padovano Laura Alcaro ha inflitto un anno di carcere con la concessione della sospensione condizionale della pena, mentre dovrà essere definito in un separato giudizio il risarcimento per Axa Assicurazioni, costituita parte civile con la penalista Aloma Piazza.

Accolta la richiesta della pubblica accusa e della parte civile che aveva presentato una denuncia in Procura dando il via all’indagine. Non prima di aver invitato il cliente ad ammettere la frode, dietro l’impegno di rinunciare a ogni pretesa da parte sua e di revocare la querela da parte della compagnia assicuratrice.

È stata la documentazione clinica consegnata dall’infortunato ad Axa a far nascere i primi sospetti. Nei referti dell’ospedale di Pergine Valsugana, dove Seneca era stato ricoverato, si faceva riferimento a “un’arrampicata” tanto che nell’anamnesi era stato riportato “paziente caduto da un’altezza di 4-6 metri (arrampicatore)” e “incidente sportivo”.

Eppure il 10 settembre 2011 Seneca aveva sollecitato la liquidazione dei 251 mila euro pattuiti con una richiesta che raccontava una dinamica diversa: durante una passeggiata in montagna con la famiglia e l’amico era salito sopra un sasso per scattare foto ed era caduto da due metri d’altezza.

Axa aveva incaricato un detective che si era fatto accompagnare sul luogo dell’incidente da Bonanno, pronto a sostenere la versione del padovano. Peccato che ai carabinieri, il giorno della tragedia, la guida avesse raccontato la verità: nelle foto scattate dai militari indicava la parete rocciosa scalata da Seneca al momento della caduta.

 

 

di Cristina Genesin

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